La Slovacchia porta davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea il divieto europeo di importare gas russo, aprendo un nuovo fronte legale sulle politiche energetiche di Bruxelles. Il governo di Bratislava ha confermato il 28 aprile di aver presentato ricorso contro il regolamento che prevede il phase-out delle forniture da Mosca, destinato a entrare pienamente in vigore il prossimo autunno.

Il procedimento è stato depositato il 24 aprile presso la Corte con sede in Lussemburgo, ha dichiarato la portavoce del ministero della Giustizia slovacco Barbora Skulova al Kyiv Independent. La mossa segue un’iniziativa analoga già intrapresa dall’Ungheria guidata da Viktor Orbán, anche se resta incerto se il prossimo governo di Péter Magyar deciderà di proseguire lungo la stessa linea.

Al centro della contestazione vi è la base giuridica del provvedimento europeo. Secondo il primo ministro slovacco Robert Fico, il divieto sulle importazioni energetiche russe dovrebbe essere qualificato come misura sanzionatoria e, in quanto tale, richiedere l’unanimità degli Stati membri.

La Commissione europea ha invece adottato il Regolamento Repower EU nel gennaio 2026 sulla base delle competenze in materia di politica commerciale, che consentono l’approvazione a maggioranza qualificata. Una scelta contestata da Bratislava, che denuncia un possibile squilibrio istituzionale. Secondo Skulova, “una tale procedura potrebbe compromettere l’equilibrio delle competenze all’interno dell’Unione europea e indebolire la posizione degli Stati membri nel processo decisionale su questioni fondamentali”.

Il Regolamento prevede l’eliminazione graduale delle importazioni di gas naturale russo entro novembre 2027 e pone le basi per un progressivo abbandono anche del petrolio. L’energia nucleare resta esclusa dal perimetro della normativa. Per alcuni Stati membri fortemente dipendenti dalle forniture russe, la transizione presenta costi economici e giuridici rilevanti.

È il caso della Slovacchia, che mantiene un contratto a lungo termine con Gazprom valido fino al 2034. In assenza di una revisione contrattuale, Bratislava rischia di dover continuare a sostenere i costi delle forniture senza poter importare il gas. Una situazione che alimenta le critiche del governo slovacco nei confronti dell’approccio adottato da Bruxelles.

Secondo il think tank Center for Research on Energy and Clean Air (CREA), nel 2025 la Slovacchia importava ancora l’86% del proprio petrolio dalla Russia, collocandosi – insieme all’Ungheria – tra i Paesi più esposti all’approvvigionamento da Mosca.

Dal punto di vista giuridico, il ricorso slovacco dovrebbe ricalcare l’impostazione già delineata da Budapest, come indicato dall’ex ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó. La vicenda potrebbe avere implicazioni più ampie sul bilanciamento delle competenze tra istituzioni europee e Stati membri, in particolare in un settore strategico come quello energetico.

Interpellata sulla questione, la Commissione europea non ha risposto prima della pubblicazione, né ha confermato ufficialmente di aver ricevuto la notifica del ricorso.

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